
Si chiama “Psicologia del male” (Edizioni Laterza, 2009) l'ultimo libro dell'autore siciliano Piero Bocchiaro, 37 anni, psicologo sociale alla Libera Università di Amsterdam e autore di un testo davvero importante.
Il libro, che tocca un argomento davvero molto importante, si apre con la prefazione curata da Phil Zimbardo, psicologo statunitense di 67 anni, figlio di due immigranti siciliani, cresciuto nel Bronx a New York dove ha frequentato la Monroe High School assieme a Stanley Milgram.
Ben 144 pagine, così suddivise: dalla prefazione di Phil Zimbardo alla premessa, poi il primo capitolo: “Il male e il potere della situazione”. Il secondo, “Quando l'obbedienza è distruttiva: il caso Eichmann”. A seguire: “Inerti di fronte a un dramma: il delitto Genovese”. Il quarto parla di “Anonimi in mezzo alla folla: la tragedia dell'Heysel”. Il penultimo capitolo parla di “Uomini in contesti estremi: le torture di Abu Ghraib”, ed infine il sesto, “Il volto ordinario del male (e del bene)”.
Molte le testate giornalistiche che si sono occupate di questo libro, da “La Stampa” a “Donna Moderna”, passando per “La Sicilia”,“La Repubblica”,“Il Messaggero”e il più recente ultimo numero di “Focus Extra”. La prima edizione del libro “Psicologia del male” è andata subito esaurita.
«La concezione predominante nella nostra cultura - ci rivela l'autore, Piero Bocchiaro - è che le azioni crudeli siano l'esito della personalità o del patrimonio genetico di chi le compie. Seguendo questa logica, se vogliamo comprendere le ragioni di simili condotte dovremo necessariamente scavare all'interno di questi individui. La popolarità di tale idea è legata ai benefici che ne derivano sia per il sistema, che così viene alleggerito dalla responsabilità di aver creato i presupposti all'attuazione del male, sia per chi non ha ancora agito in maniera cattiva, che così può continuare a credere di essere diverso da quegli altri. In Psicologia del Male metto in discussione proprio questa tesi, sostituendola con una visione in cui chiunque, in determinate circostanze, può infierire contro un altro uomo.
Sembra che quando noi esseri umani ci ritroviamo in contesti insoliti ed estremi diventiamo particolarmente vulnerabili al potere delle forze presenti nella situazione, al punto che tali forze prendono il sopravvento orientandoci verso condotte di segno negativo, inimmaginabili sulla base delle abituali caratteristiche di personalità.
All'interno di ciascun individuo esiste dunque un potenziale di crudeltà - in qualche caso anche abbondante - che aspetta di emergere non appena si presenta l'occasione giusta».
Claudio Buono